Il futuro del lavoro non ha bussato alla porta, è entrato e basta

Il futuro del lavoro è arrivato in anticipo, è entrato senza bussare alla porta, senza chiedere permesso e non sembra disposto ad andare a farsi un giretto mentre noi finiamo di prepararci.

Intendiamoci, molte cose si sapevano. Sapevamo che alcuni trend (ad esempio il crescente uso di macchine intelligenti in sostituzione degli umani) facevano presagire cambiamenti importanti. Sapevamo anche, grazie all’enorme risonanza della previsione fatta nel 2017 dall’Institute for the Future (“L’85% dei lavori che esisteranno nel 2030 non sono ancora stati inventati”) che il contenuto del lavoro sarebbe cambiato radicalmente. Solo avevamo la percezione che quel futuro annunciato fosse più distante, si sarebbe presentato con gradualità lasciandoci tempo per adattarci.

Poi il Covid ha accelerato la trasformazione digitale, ha dimostrato coi fatti che molte attività non richiedono nè ufficio nè presenza fisica e che le organizzazioni possono riconfigurarsi rapidamente quando serve. Ma soprattutto ci ha dato un assaggio di come ormai arriva il futuro: prima del previsto e senza fare convenevoli.

In questo contesto, capire come restare rilevanti nel mondo del lavoro è diventata una necessità: per questo ho deciso di dedicare una serie di articoli a questo tema. Il titolo è programmatico: Forever Employable. Si parte settimana prosssima.

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